domenica 8 febbraio 2009
Afganistan: + 800
Questo si traduce nell'invio prossimo venturo di altri 800 soldati italiani nel calderone. Correggetemi se sbaglio ma a me non è parso di vedere la notizia su alcun sito italiano. Nemmeno sul Manifesto.
Forse mi sbaglio, chi lo sa.
venerdì 6 febbraio 2009
Confusione
Lui: eh? che? a chi denunciano? a andreotti?
giovedì 5 febbraio 2009
Libero pensare, libero circolare
Continuando con l’articolo di Mardell, lui dice che l’aspetto interessante è che l’impresa italiana abbia accettato di pagare i lavoratori italiani secondo gli standard britannici. La sentenza Laval aveva infatti già stabilito in sede europea che lavoratori provenienti da altri paesi dell’unione non dovessero per forza ricevere lo stesso trattamento dei lavoratori locali, ma potessero mantenere il salario minimo del paese dell’impresa.
A onor del vero, a me non importa molto di chi lavora nella raffineria Total sulle coste inglesi. Non c’è bisogno di scioperi e cattiveria per capire che il razzismo esiste e che è pronto a scatenarsi nei momenti di debolezza e paura; paura per l’incognito, paura per il futuro, paura per la mancanza di prospettive.
Quello che mi domando, e che vi domando, è quanto segue. Battersi per la libera circolazione significa battersi per l’uguaglianza di tutti i cittadini della discutibile fortezza europea, o ha come obiettivo la legittimizzazione di una situazione di sfruttamento dei lavoratori dell’Europa povera, operata dall’Europa dei capitali e delle multinazionali che traggono profitto da quello che mi viene da definire come il libero circolare di pratiche di sfruttamento dei lavoratori?
A voi la scelta.
Signore e Signori, Buonanotte.
martedì 3 febbraio 2009
Immigrazione virgola clandestini virgola cattivi punto interrogativo?
Ed è forse per questo motivo che l’accostamento delle parole ‘clandestini’ e ‘cattivi’ fatta dal ministro Maroni mi spaventa non poco. Clandestino è etimologicamente qualcuno che vive nell’oscurità, in maniera illegale. È rischioso anche solo sentire che qualcuno colleghi questa condizione con la malvagità o che, peggio ancora, sostenga la necessità di essere cattivi e punire chi vive in questo stato non certo per scelta.
Non voglio però lanciarmi in una dissertazione sul tema, lascio spazio ai commenti delle persone di buon senso.
Cosa invece voglio portare all’attenzione di chi legge è l’ostracismo nei confronti dei lavoratori italiani in Inghilterra. Mi sono infatti domandato come i media inglesi abbiano coperto il caso della raffineria del Lincolnshire. Nel paese che dichiara: ‘il continente è isolato’ ogni volta che la Manica non è navigabile a causa del mare agitato, il nazionalismo e il sentimento anti-europeo sono facili strumenti da agitare davanti ad un’economia che soffre. Mentre il Primo Ministro Signor Marrone si affanna a dichiarare che gli scioperi anti-italiani sono totalmente indifendibili, ci sono alcuni giornali britannici che non la pensano proprio nello stesso modo. È The Sun (http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/news/article2198740.ece) a guidare la crociata anti-stranieri. Sia ben chiaro, la neo-xenofobia britannica non è una rivolta solo contro gli italiani; leggendo i commenti all’articolo, il lupo cattivo non sono i lavoratori immigrati ma è l’Europa che permette a questi stranieri di rubare il lavoro agli indigeni. Si possono leggere termini come EUEmpire o acronimi che fanno quasi sorridere come il bolscevico EUSSR.
Quello che voglio dire è che mentre l’Italia rischia una deriva xenofoba guidata dalle osterie padane (e seguita ciecamente dal resto del paese), è nella stessa Unione Europea, casa comune di tutti gli europei (quest’ultimo passaggio non mi suona molto bene) che gli italiani d’oltremanica passano per immigrati indesiderati. Chissà come si sentirebbero gli italici persecutori dei clandestini cattivi se sapessero che i non-clandestini italiani in Inghilterra sono avversati dalla popolazione locale.
Un ultima considerazione: The Sun vende circa 3 milioni di copie al giorno (lo so, lo so è più di Repubblica e Corriere messi assieme), è uno dei maggiori quotidiani sull’isola ed ha una forte influenza sull’opinione pubblica. Io penso sempre che i quotidiani scrivano di quello che i lettori vogliono leggere. Dare tanto spazio a questa vicenda è dunque un modo per vendere più copie, gridando di una storia che tocca gli animi, o è l’espressione di qualcosa che gran parte dei lettori sentono: il lavoro scarseggia e il nazionalismo ritorna?
Fuori nevica, il cielo è grigio.
Buona Giornata a Tutti
lunedì 2 febbraio 2009
Alla Conferenza
Dicevamo…la conferenza aveva una serie di ospiti illustri alternatisi sul palco con l’intento di rispondere ad una serie di domande su come procedere e uscire dal pantano di questa crisi. Se non fosse stato che si parlava di cose serie, avrei quasi trovato esilarante il contesto e i suoi attori. Insomma, avreste dovuto vederli tutti questi pinguini in giacca e cravatta esagitati nel condividere con la platea tutta le loro saccenti ricette su come salvare il mondo della finanza, da questa sciagura inaspettatamente piovuta dal cielo. La Conferenza era ospitata dall ING Auditorium. Per chi non lo sapesse l’ING è (o forse è meglio dire ‘era) la più grande banca olandese e una delle più grandi al mondo. Vi spiego perché la conferenza aveva qualcosa di esilarante: la crisi si è abbattuta sulla povera e indifesa ING costringendo il governo olandese a versare nelle casse della banca DIECI MILIARDI di euro nell’ottobre dell’anno scorso, mentre il giorno prima della conferenza la direzione della stessa banca ha annunciato un piano di 7000 licenziamenti. Inoltre, per darvi un’ultima idea di quanto grande sia ING, il valore dei suoi assets (per assets si intende l’insieme di tutti i beni posseduti dalla banca: conti correnti, bonds, liquidità, immobili, tecnologia e brevetti) è circa il doppio del PIL olandese. Insomma, questo piccolo grande gigante che ha tanto beneficiato dei giochi della finanza, ora si trova a piangere al capezzale dello stato e nel mentre organizza una conferenza su come uscire da una crisi che lei stessa ha contribuito a creare e a far espandere. La cosa che mi infastidisce è che questo gotha di pinguini non faccia mai autocritica e cerchi solo di mantenere la propria posizione di privilegio. Anche un piccolo mea culpa sarebbe stata un’apprezzata dimostrazione di buona volontà.
Tutto questo pippone solo per spiegarvi che la situazione rimane cupa all’orizzonte. In tutta onestà solo uno degli invitati al dibattito, esponente del Ministero dell’Economia tedesco ha avuto l’onestà intellettuale di dire la verità dicendo che in realtà nessuno sa come si evolverà la crisi e come o quando ne usciremo. Tutti navigano a vista, nessuno escluso.
Ma non vi preoccupate, queste voci cupe sono state spazzate via alla fine della conferenza dal prode intervento del Commissario all’Economia Lino Banfi Almunia, il quale ha detto sorridendo che dobbiamo tutti essere fiduciosi e usare le nostre energie nel ricostruire la fiducia negli investitori. Maahhh…
Alla prossima conferenza.
martedì 27 gennaio 2009
E la Germania dove è?
Da qualche giorno a questa parte l’edizione europea del Financial Times (FT) dedica un certo spazio all’economia tedesca. Certo non deve essere un caso che i titoloni non si concentrino sul grande fratello o sulla cronaca nera internazionale (con tutto il rispetto la violenza esiste anche all’estero ma non viene strumentalizzata come usa fare il Bel Paese).
Dicevo…la Germania si prepara a registrare per il 2009 il più alto rapporto deficit/Pil dalla fine della seconda Guerra mondiale. Mica pizze e fichi, l’economia trainante, motore dell’intera Unione Europea si appresta a raggiungere il peggiore risultato in decenni. In breve, un deficit che avanza è figlio delle maggiori spese che la cancelleria si appresta ad effettuare per sostenere I settori in crisi (banche e automobili sopra tutti) ma anche è causato da minori entrare fiscali perchè una contrazione dell’attività economica significa anche minor creazione di valor aggiunto e di conseguenza meno tasse incamerate dall’erario.
Perchè vi parlo di tutto questo? Prima di tutto, valli a trovare dei riferimenti alla situazione tedesca sul Sole24Ore, e poi credo sarebbe importante sapere in che stato versa uno dei maggiori destinatari del superstite export italiano. Voi che ne dite?
Capisco che il Sole debba in questi giorni aggiornarci anche su quando Marchionne va in bagno, dato che il settore auto ha un certo peso economico e politico (quanti voti sono 60mila lavoratori?) ma due paroline su come e se il nord est possa continuare a esportare non guasterebbero a mio avviso.
Anche per oggi è tutto,
Dimenticavo, domami inizio a pubblicizzare il blog altrimenti continuo a scrivere per me e per pochi intimi.
Buona notte